Grýla e i tredici Jólasveinar di Dimmuborgir
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Grýla e i tredici Jólasveinar di Dimmuborgir

Tra le lave nere del Mývatn, Dimmuborgir è stata adottata come casa di Grýla e dei Jólasveinar; il legame è soprattutto moderno, mentre la leggenda si forma tra Medioevo ed età moderna. ([arnastofnun.is](https://www.arnastofnun.is/is/utgafa-og-gagnasofn/pistlar/nofn-jolasveina))

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Un castello di lava che sembra fatto per nascondere un troll

A Dimmuborgir il paesaggio non ha l’aria di un semplice campo lavico: pare piuttosto una rovina regale, fatta di pilastri neri, archi, grotte e passaggi che la fantasia legge subito come stanze e corridoi. È proprio questa forma, tra le più riconoscibili dell’area del Mývatn, ad aver reso naturale l’associazione con una dimora nascosta e minacciosa. Il sito è oggi un monumento naturale protetto; le sue forme sono il risultato di una vecchia colata lavica, emersa circa 2.300 anni fa, e da tempo l’area è stata sviluppata anche come destinazione turistica. (ust.is)

Il nome stesso aiuta l’immaginazione: Dimmuborgir viene spiegato come “Dark Castles” o “Dark Cities”, e tra le forme più note c’è Kirkjan, la “Chiesa”, una cavità lavica dal profilo quasi architettonico. Ma la lettura folklorica non sostituisce quella geologica: la lava è lava, e il racconto è un altro piano di realtà, nato dal modo in cui gli esseri umani hanno abitato e interpretato un luogo così insolito. (northiceland.is)

Grýla, i figli di Natale e il gatto che punisce chi non ha vestiti nuovi

Nella versione oggi più riconoscibile, Grýla è la madre mostruosa dei tredici Jólasveinar, i tredici “uomini di Natale” islandesi, e accanto a loro compare anche il Jólakötturinn, il Gatto di Natale. Il racconto moderno li dispone come una famiglia inquieta e ingombrante: Grýla è l’ogressa dei monti, i figli arrivano uno alla volta nei giorni che precedono il Natale, e il gatto sorveglia chi non ha ricevuto un capo nuovo da indossare. Questa è la forma che il Novecento ha reso più stabile e familiare, ma non è il punto di partenza della tradizione. (hi.is)

Per i Jólasveinar la storia è ancora più mobile. Le fonti più antiche non li presentano come tredici personaggi fissi e benigni: nei testi folklorici sono spesso irrequieti, maleducati, temuti dai bambini e talvolta legati alla paura del furto o della punizione invernale. Solo più tardi diventano figure più addomesticate; il passaggio decisivo arriva con Jóhannes úr Kötlum, che nel 1932 pubblica le celebri poesie sui Jólasveinar e consolida i tredici nomi oggi più noti, anche se con alcune varianti rispetto alla tradizione precedente. (arnastofnun.is)

Da dove viene davvero questa famiglia inquieta

Qui la cronologia conta più dell’effetto scenico. Il nome Grýla è attestato in età medievale in contesti non natalizi, e in Islanda compare anche in una lista di nomi di creature femminili mostruose; la sua associazione specifica con il Natale, invece, è molto più tarda e si afferma nelle fonti del tardo Seicento. Lo stesso vale per il termine jólasveinn: la parola compare per iscritto solo alla fine del XVII secolo, in un Grýlukvæði attribuito a Stefán Ólafsson, dove i Jólasveinar risultano figli di Grýla e Leppalúði. (hi.is)

Anche la tradizione orale non è mai stata unica. Alcune raccolte parlano di un numero variabile di spiriti o di una genealogia meno stabile; altre versioni, soprattutto dell’Islanda orientale, raccontano Jólasveinar che arrivano dal mare su barche di pelli di foca, invece di scendere dai monti. Questa varietà non indebolisce la leggenda: mostra piuttosto che la famiglia di Grýla ha circolato a lungo come insieme di figure mobili, adattate a regioni e contesti diversi prima di essere fissate nella forma oggi più diffusa. (arnastofnun.is)

Perché proprio Dimmuborgir

Il punto più importante, per leggere Dimmuborgir senza forzature, è questo: il legame con Grýla e con i Jólasveinar è reale come associazione culturale contemporanea, ma non va retrodatato come se fosse una prova medievale. Le fonti che stabiliscono la storia del nome Grýla e l’evoluzione dei Jólasveinar non collocano Dimmuborgir al centro del racconto; la connessione con il campo lavico è invece rafforzata da turismo, divulgazione locale e promozione stagionale. Un’analisi sul turismo nel Nord Islanda osserva esplicitamente che gli stakeholder di marketing presentano i Jólasveinar come abitanti dell’area protetta di Dimmuborgir. (ferdamalastofa.is)

Detto questo, l’associazione funziona perché il paesaggio la sostiene. Dimmuborgir è fatto di strutture che sembrano rifugi, castelli e ingressi segreti; un luogo così non ha bisogno di molta invenzione per diventare la casa di una famiglia di troll. La leggenda contemporanea non nasce dal nulla, ma si appoggia a un toponimo che già suona come una soglia, e a un’architettura naturale che sembra costruita per nascondere presenze ostili. (ust.is)

Cosa si legge ancora oggi sul terreno

Nel paesaggio del Mývatn sopravvive anche un’altra traccia, più discreta ma più antica del racconto turistico: il nome Grýla è presente in diversi toponimi islandesi, e nell’area di Mývatnssveit esiste Stóra-Grýla, una grande roccia lavica vicino a Geirastaðir, con altri luoghi chiamati Grýluklettar. Lo studio toponomastico dell’Árnastofnun suggerisce che questi nomi possano avere funzionato come barnafælur, nomi usati per tenere i bambini lontani da luoghi pericolosi. In questo senso, Dimmuborgir non è l’unico punto del Nord Islanda a essere stato avvicinato a Grýla: è però quello in cui la lettura folklorica e la scena naturale oggi coincidono con maggiore forza. (arnastofnun.is)

Chi visita il sito può ancora riconoscere questa doppia lettura: da una parte il monumento naturale, che va rispettato restando sui sentieri segnati e senza danneggiare le formazioni; dall’altra la memoria culturale, che in inverno riattiva il nome di Grýla e dei Jólasveinar e trasforma il campo lavico in una casa narrativa. È un raro caso in cui il paesaggio non illustra il mito: lo ospita, lo restringe, lo rende credibile. (ust.is)

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Dove si svolge

65.5956° N · 16.9098° W

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